La Storia
Storia Italiana del Nucleare
- Nel 1959 fu costruito il primo reattore di ricerca ad Ispra (Varese). Gli investimenti ed il favore dell’opinione pubblica nei confronti dell’ iniziativa furono notevoli
- Nel 1966 si raggiunse una produzione di 3,9 miliardi di kWh: l’ Italia era il terzo produttore al mondo di energia elettrica di origine nucleare.
- Nel 1980 questo ciclo espansivo si chiuderà con l’ attivazione della centrale di Caorso (Piacenza)
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Nel 1986 con l’ esplosione di un reattore della centrale nucleare di Chernobyl (attuale Bielorussia - allora Unione Sovietica) che nacque un vero e proprio atteggiamento critico nei confronti dell’ energia nucleare. In Italia fu bloccata l’ attuazione di una parte del Piano Energetico Nazionale che prevedeva l’apertura di cantieri per nuove centrali nucleari. -
L’8 novembre 1987 si svolsero tre referendum sul nucleare (e due sulla giustizia): la maggioranza degli italiani che andò alle urne votò per il «Sì», abrogando una serie di norme e orientando le successive scelte dell’ Italia in ambito energetico verso una direzione di sfavore nei confronti del nucleare. -
Resta ancora da completare il totale smantellamento, la rimozione e la decontaminazione (operazioni definite di «decommissioning») di strutture e componenti degli impianti nucleari in Italia. -
Il 23 maggio 2008 il governo Berlusconi ha annunciato la ripresa del piano nucleare interrotto da due decenni, con l’impegno ad avviare la costruzione di una centrale entro il 2013 -
24 febbraio 2009 (governo Berlusconi) accordo italo-francese per la produzione di elettricità con l’atomo. Il primo impianto entro un decennio. Tra gli obiettivi: esportare energia insieme -
9 luglio 2009 (Governo Berlusconi) il Senato approva il ddl sviluppo A 22 anni dal referendum che bocciò l’uso dell’energia atomica, l’Italia si impegna a darsi un impianto legislativo per riabbracciare il nucleare. Il ddl prevede infatti che entro sei mesi il governo predisporrà la normativa per per la localizzazione delle centrali oltre che dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi. Sarà il Cipe a definire le tipologie degli impianti. I siti potranno essere dichiarati “di interesse strategico nazionale” e quindi soggetti anche a controllo militare, come già avviene per le discariche dei rifiuti. A vigilare sulla sicurezza delle nuove centrali, dalla costruzione, alla gestione e al successivo smaltimento delle scorie sarà l’Agenzia per la sicurezza nucleare.

