I NEURONI SPECCHIO: Patrizia Scarcella

Giugno 15th, 2008

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Chi non si è mai emozionato davanti a un bel film d’amore?..

Beh, in effetti qualcuno ci può anche essere.. ma allora, se non avete mai versato una lacrimuccia davanti a un bel film, non mi dite che non vi è mai capitato neanche di arrabbiarvi, innervosirvi, di immedesimarvi in un protagonista… o di stare davanti ad una partita di calcio e non assumere espressioni facciali proprie di chi la partita la sta vivendo…
Quello di cui parlo è, in poche parole, il gesto di mettersi nei panni degli altri, di provare, dunque, empatia!
Responsabili di tutto ciò sono delle cellule nervose che si attivano quando compiamo una determinata azione e anche quando, pur rimanendo immobili, vediamo gli altri compiere quella stessa azione! I cosiddetti “neuroni specchio”, scoperti nel 1992 da Giacomo Rizzolatti.

Nell’uomo, i neuroni specchio sono stati individuati, oltre che nelle aree motorie e premotorie (come nei primati e negli uccelli), anche nell’area di Broca, una parte dell’emisfero sinistro del cervello le cui funzioni sono coinvolte nell’elaborazione e comprensione del linguaggio, e nella corteccia parietale inferiore.

Immedesimarci nei panni degli altri è qualcosa che facciamo quotidianamente, in modo automatico, senza neppure rendercene conto! Meccanismo comune a tutti gli individui, sia pure con un’intensità che varia da persona a persona, questi neuroni sono in grado di aiutarci a prevedere, comprendere e imitare quello che fanno, provano e dicono gli altri! sono perciò molto importanti per il nostro relazionarci con gli altri ogni giorno.
Un loro cattivo funzionamento potrebbe provocare un grave deficit, come l’autismo; ciò spiegherebbe perchè le persone autistiche non partecipano alla vita degli altri e non riescono ad entrare in sintonia con il mondo che li circonda.

Tutto questo ci fa capire quanto è forte e profondo il legame che ci unisce agli altri e quanto non potremmo vivere senza di loro!

NOI SIAMO CIO’ CHE FACCIAMO: Patrizia Scarcella

Maggio 20th, 2008

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Ciascuno di noi è portato ad assumere un determinato ruolo nella società.
L’ espressione “aspettative di ruolo” si riferisce proprio al fatto che ciascuno di noi si “aspetta” che un determinato uomo, facendo parte di una particolare posizione sociale, si debba comportare secondo appunto la sua posizione sociale, secondo il suo status.. Ciascuno status comporta quindi un ruolo.
La domanda a questo punto è: sono in grado i ruoli sociali di influenzare il nostro comportamento?

Nel 1971 a Stanford, Philip Zimbardo, psicologo statunitense, decise di creare una situazione realistica di imprigionamento con alcuni partecipanti volontari nel ruolo di prigionieri e altri nel ruolo di guardie (Questo è un noto esperimento al quale è ispirato anche un film: “The experiment”). Erano tutti normalissimi studenti di college. L’esperimento doveva durare due settimane, ma durò solo sei giorni, poiché le guardie assunsero atteggiamenti di abusi e violenza e i prigionieri atteggiamenti depressi e servili.
Si verificò una vera e propria “deindividuazione”, ovvero un’ evidente perdita di individualità e di controlli, basati sul senso di colpa, la vergogna e la paura, un’ aumentata identificazione col gruppo e una conseguente perdita di consapevolezza di sè.
Si arrivò alla terribile conclusione che un uomo qualunque, se posto in situazioni in cui poteva sentirsi relativamente anonimo e legittimato, poteva essere indotto a commettere comportamenti antisociali e di abuso.
Giocare un ruolo sembra costituire qualcosa di diverso dall’essere se stessi, ma la distinzione tra identità e ruolo è spesso inutile.

A chi fosse interessato ad approfondire la storia, suggerisco di visitare il sito dell’ esperimento carcerario di Stanford. Certamente non è una lettura piacevole, ma insegna a capire il Male e il suo radicamento nella Natura Umana, ma soprattutto a non limitarsi a fare in modo che l’intelligenza e il Bene lo sovrastino!

LA PSICOLOGIA: Patrizia Scarcella

Maggio 14th, 2008

Già alcuni filosofi greci si posero interrogativi che ancora oggi sono alla base della ricerca psicologica. Nonostante ciò, non si diede vita ad una psicologia intesa come materia scientifica, in quanto vi erano solo ragionamento e osservazione, non ancora esperimenti e metodologie scientifiche. Possiamo far risalire convenzionalmente la nascita della psicologia, per come la intendiamo oggi, al 1879, anno in cui Whilem Wundt fondò il primo laboratorio di psicologia a Lipsia.

Numerose sono le persone che vivono male la loro vita e sono bisognose di aiuti psicologici, ma le malattie fisiche continuano ad essere accettate più di quelle psichiche. Per fare un esempio, su scala mondiale, secondo le stime dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità, dal 3 al 5 % della popolazione è colpito da depressione cronica, per un totale di 120-200 milioni di casi. E poi ancora ansia, stress, attacchi di panico, anoressia, bulimia, problemi familiari, dipendenze, abusi, problemi sulla sessualità… e tanti altri sono gli argomenti di cui questa materia si occupa. Problemi certamente da non sottovalutare.
Vi presento il mio blog, interamente dedicato a questo mio particolare interesse, la psicologia.