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	<title>Commenti a: NOI SIAMO CIO’ CHE FACCIAMO</title>
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	<pubDate>Sat, 19 May 2012 07:59:50 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Patrizia Scarcella</title>
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		<dc:creator>Patrizia Scarcella</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2008 11:07:19 +0000</pubDate>
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		<description>E di che.. per me è un piacere!</description>
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		<title>Di: Carlo</title>
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		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 20:31:02 +0000</pubDate>
		<guid>http://blog.corsanoweb.it/psicoblog/2008/05/20/noi-siamo-cio%e2%80%99-che-facciamo/#comment-18</guid>
		<description>Grazie Patrizia, per la risposta.
In conclusione, mi viene in mente la novella di Pirandello "la Carriola", nella quale si narra di quello stimatissimo ed integerrimo professionista, impeccabile e competente, ma che nel privato del suo studio ha un unico sfogo, lontano da occhi indiscreti, far fare la carriola al suo cane. 
Sono le poliedriche peculiarità dell'uomo, animale sia individuale che  sociale.
Grazie ancora...</description>
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		<title>Di: Patrizia Scarcella</title>
		<link>http://blog.corsanoweb.it/psicoblog/2008/05/20/noi-siamo-cio%e2%80%99-che-facciamo/#comment-17</link>
		<dc:creator>Patrizia Scarcella</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 15:58:38 +0000</pubDate>
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		<description>Quello di cui parli tu è appunto l'anonimato citato nell'articolo,giusto? una situazione che ci fa sentire anonimi (attenzione,  ma anche legittimati!) ci porta ad abbassare i nostri livelli di rispetto della moralità. Perchè questo? perchè arriviamo ad una mancata consapevolezza di noi stessi.. e insieme alla nostra "persona" si annullano anche i nostri valori.. cioè quello che riteniamo sia giusto, e che rispettiamo per una questione di stare bene con la propria coscienza (e quindi inevitabilmente sentirsi a posto). Questo "stare bene con la propria coscienza" fa pensare, in quanto non è solo un qualcosa che ci viene dettato dalla nostra morale interna, e che riteniamo sia giusto fare per una questione di principio, indipendentemente da chi siamo e da cosa facciamo, ma è qualcosa che ci permette anche di avere un certo livello di reputazione. Quindi alla tua domanda: "tutti noi non agiamo (consapevolmente o meno) anche in funzione dell'immagine che ha di noi il contesto sociale? " rispondo, decisamente si! 
Quello che tu hai detto, che  la gerarchia sociale ci potrebbe togliere la libertà, in parte è vero! ma ripeto, in parte. Ad esempio, perchè esistono tanti omosessuali che non dichiarano di esserlo? perchè la società magari non li accetta! (va beh, qui sfoceremmo in un altro discorso, che comprende anche il fatto che oggi il mondo è un pò cambiato, nel senso che la reputazione ha perso in vari contesti il suo significato originario, perchè ha cambiato la misura del limite al di là del quale si rischia di perderla). Ci sono però i casi in cui un omosessuale (porto avanti lo stesso esempio) lo dichiara, pur essendo consapevole dell'effetto che ciò scatenerà in lui, ovvero il suo sentirsi escluso, e ci sono ancora altri casi in cui lo dichiarerà orgoglioso ed eccedendo nell'esibirlo.. quindi non esiste una regola generale che ci dice che la società ci impedisce di vivere liberamente, poichè ognuno può agire diversamente trovandosi davanti alle medesime condizioni,  ma certamente ci teniamo molto  all'immagine che diamo alle persone, soprattutto se siamo già qualcuno (e vogliamo quindi mantenerla). 
Qualora non dovessimo avere un "ruolo", potrebbero succedere diverse cose, accomunate dalla mancanza di autostima: ad esempio un autoconvincimento di non essere nessuno, di non aver raggiunto il ruolo da sempre sognato, di sentirsi una nullità e quindi il chiudersi a riccio, il sentirsi depressi e pieni di sconforto di fronte alla vita (dimostrando comportamenti di autolesionismo); o dall'altra parte, una rabbia repressa e una voglia di prendersela col mondo e con tutto ciò che è andato avanti, mentre la propria vita è rimasta immobile ( e in questo caso una tendenza ad atti violenti e poco coscienti).. dopotutto, cosa si avrebbe da perdere? inoltre c'è da dire che gli individui intervengono consapevolmente nel rinforzare le reputazioni ,anche quelle negative. Una volta acquisita una reputazione deviante, e falliti i tentativi di modificarla, questa diventa una parte del Sé, gli individui la utilizzano come strategia di auto-presentazione. Meglio essere devianti che non essere nessuno.
Quindi, tornando alla libertà, ognuno se la crea anche un pò da solo, coi vari modi di affrontare le situazioni e le loro conseguenze, anche a costo magari di un pò di falsità. La libertà sta proprio nello scegliere. Tu stesso hai detto: preferisco una rispettosa (seppur parzialmente artata) vita civile, anzichè una anarchica vita incivile; scelte di vita. Comunque sia, visto che questo discorso potrebbe aprirne infiniti altri ad esso correlati (e mi scuso se mi sono dilungata troppo, la prossima volta vedrò magari di scrivere direttamente un nuovo articolo), concludo col dire che la reputazione è una forma di controllo sociale, ciascuno di noi gestisce attivamente ciò che vuole mostrare di Sé agli altri, come in un teatro, dove vi è il palco e il retroscena; cambiando il palcoscenico (la situazione), cambia anche la messa in scena, cioè la parte che sveliamo di noi. Se non siamo certi di poter offrire un' impressione positiva di noi, ci serviamo di strategie che permettano di salvare la faccia. Tutto ciò per preservare la nostra autostima!</description>
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		<title>Di: Carlo</title>
		<link>http://blog.corsanoweb.it/psicoblog/2008/05/20/noi-siamo-cio%e2%80%99-che-facciamo/#comment-16</link>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 09:17:56 +0000</pubDate>
		<guid>http://blog.corsanoweb.it/psicoblog/2008/05/20/noi-siamo-cio%e2%80%99-che-facciamo/#comment-16</guid>
		<description>Patrizia, leggendo quanto da te scritto mi viene in mente una riflessione-domanda a due facce, che riprende, in parte, quanto ha detto MAXM.
Ritengo che essere individuati in un determinato ruolo pubblico responsabilizzi, mentre, al contrario, non avere alcun ruolo (perchè si agisce in pieno anonimato) lascia completamente liberi fino all'estremismo anarchico che porta a distruggere e distruggersi. 
In sintesi: la gerarchia sociale non può forse portare anche a non poter agire liberamente? In altri termini, tutti noi non agiamo (consapevolmente o meno) anche in funzione dell'immagine che ha di noi il contesto sociale?     
Ti dico subito che tra le due alternative, preferisco un rispettosa (seppur parzialmente artata) vita civile, anzicchè una anarchica vita incivile.</description>
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		<title>Di: Patrizia Scarcella</title>
		<link>http://blog.corsanoweb.it/psicoblog/2008/05/20/noi-siamo-cio%e2%80%99-che-facciamo/#comment-15</link>
		<dc:creator>Patrizia Scarcella</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 May 2008 22:08:24 +0000</pubDate>
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		<description>Che domandona! E' un discorso molto vasto! Beh.. come hai detto tu, le varie situazioni permettono di far uscire il meglio o il peggio dal nostro animo.. quindi non è solo il male insito nella natura umana (notizia che certamente lascia più allibiti), ma anche il bene. L'aggressività nella storia dell'uomo ha avuto una valenza adattiva, nel senso che era indispensabile per vivere (selezione naturale); oggi, la stessa aggressività potrebbe distruggere l'uomo stesso. La soluzione la si potrebbe trovare nello sviluppo morale, nella capacità non solo di sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato (non basterebbe), ma di mettere in pratica i nostri valori.. e chi meglio dell' educazione e del buon esempio? di un clima sereno e in cui regna l' empatia? Comunque secondo me ognuno di noi ha una propria personalità, una propria predisposizione, una propria educazione e si trova continuamente davanti a varie situazioni che gli permettono di aggravare o di attenuare la propria natura!</description>
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		<title>Di: maxm</title>
		<link>http://blog.corsanoweb.it/psicoblog/2008/05/20/noi-siamo-cio%e2%80%99-che-facciamo/#comment-14</link>
		<dc:creator>maxm</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 May 2008 13:35:18 +0000</pubDate>
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		<description>Tempo fa vidi il film, ma credevo che fosse solo finzione! (e già così era un pugno nello stomaco)
Devo dire che credo che il male sia insito nella natura umana e che le "condizioni al contorno" permettano di far uscire il meglio o il peggio dal nostro animo. 
Così come anche nel "branco" dove tanti "bravi ragazzi" si trasformano e si comportano da ANIMALI: secondo te, queste situazioni sono delle attenuanti o delle aggravanti?
(è da tempo che ci penso....)</description>
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		<title>Di: Patrizia Scarcella</title>
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		<dc:creator>Patrizia Scarcella</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2008 22:26:18 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Marida!! Ti ringrazio, son contenta che ti piaccia! ;) un bacio anche a te!</description>
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		<title>Di: marida</title>
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		<dc:creator>marida</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2008 13:33:21 +0000</pubDate>
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		<description>ciao patry....davvero complimenti x qst splendido e interessante blog !Mi piace tanto!!!baci baci e buon lavoro ;)</description>
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